lunedì 23 luglio 2012





ACCIDENT NEVER HAPPEN -Blondie-

In preparazione al film OFF LIMITS
No, I don't believe in luck.
No, I don't believe in circumstance no more.
Accidents never happen in a perfect world, so I won't believe in luck.
I saw you walking in the dark, so I slipped behind your footsteps for a while.
Caught you turning 'round the block...
Fancy meeting in a smaller world.
After all, accidents never happen.
Could have planned it all.
Precognition in my ears.
Accidents never happen in a perfect world.
Complications disappear.
Now you love me.
I, yeah, I can tell.
I never lied.
I never cried.
And you, you knew so well.
Like the Magi on the hill, I can divinate your presence from afar.
And I'll follow you until I can bring you to a perfect world.
Accidents never happen in a perfect world.
Accidents never happen. 
BRIGHT LIGHTS FILMS JOURNAL
CINEMA IS NOT DEAD. WE ARE.


immateriali resistenti

Intervista a Amos Vogel


CINEMA FIATLVX - UNA SALA PER IL CINEMA INDIPENDENTE
Una sala e non una iniziativa estemporanea si badi, (non condividere la programmazione con una sala esistente) si cadrebbe nel peccato dei festival, nella presunta volontà di valorizzare la cinematografie alternative; L’evento estemporaneo (e spesso competitivo) non fa che isolare, discriminare agli occhi della massa quella curiosità chiamata “cinema indipendente”, “cortometraggio”…



IL CINEMA DEL CARBONE

sabato 21 luglio 2012

Christoph Türcke - LA SOCIETA' ECCITATA
La crescita esponenziale delle immagini e delle informazioni è funzionale a rendere accettabile ciò che il corpo – senza distinzioni tra mente e carne – tenderebbe a rifiutare.
http://www.facebook.com/pages/Christoph-Türcke/244943178886357
CAPITALISMO TERMINALE

CONCENTRAZIONE E DISTRAZIONE di Cristoph Turcke



Guy Tillim
Jo'burg, South Africa
2004







CASE
Di Rodolfo Bisatti
"La vita di una città sotto assedio: Mestre, ex polo industriale della Serenissima. Un venditore porta a porta (italiano), studente diciottenne, penetra nelle case per cercare di rifilare misere mercanzie ai condomini, capisce che cosa significa vivere rinchiusi tutta la vita dietro la porta di un appartamento. Coglie la follia di un sistema di controllo sociale che vede nel consumismo: l'accumulo indiscriminato di oggetti inutili, il sedativo contro il rischio pernicioso della vita. Il protagonista accetta il rischio, abbandona la retta via della miseria e del degrado morale e deraglia verso una luce riflessa, un fulgido sogno: l'isola che c'è!"


CASE from Rodolfo Bisatti on Vimeo.

mercoledì 18 luglio 2012

FRAMMENTI DI UN CAPOLAVORO: I RECUPERANTI
Di Ermanno Olmi

Quando una Grande Rete diventa la sua RAGNATELA



INTRODUZIONE
Se noi digitiamo “Internet” appare in primo piano http://it.wikipedia.org/wiki/Internet ovvero l'enciclopedia universale wikipedia, la quale delinea la sua cronistoria informatica e tecnologica assai precisa, a partire dagli inizi (ARPANET, TELNET, TCP/IP etc..), oltre a quelle dedicate a privacy e sicurezza. Tuttavia non vengono considerati aspetti altrettanto importanti, ancora difficili da decifrare ed interpretare. Wikipedia rilascia quattro righe riguardo alla “pubblicità in Internet”, oggettivamente troppo poco per quel devastante "mezzo di comunicazione di massa" definito da loro stessi. La "rete delle reti" ha vent'anni giusti, si è avviata nel 1991 con la genesi del World Wide Web, senza dubbio coincisi con la definitiva affermazione di computers e mezzi informatici più accessibili. Per chi ha vissuto quel periodo, poteva intuire una autentica ed incredibile rivoluzione negli anni successivi, tuttavia impossibile come sarebbe avvenuta e cosa poi diventare. E quei collegamenti dei primi novanta a volte sperimentali, venivano effettuati con le macchine e modem povere di bits e di memoria, accorpando sistemi operativi davvero differenti e alternativi, con dei protocolli spesso scollegati uno con l'altro... Però si avvertiva una sorta di “sincronizzazione”. Ed era quella con il pensiero, più vicino a quello di hardware e software, un tentativo di approccio "uomo-macchina" legato a quei linguaggi bassi (raw languages) contingenti dell'epoca, gli ultimi eredi di un sano spirito di natura futurista....Ed era quel frangente di società interessata a quel tipo di innovazione, non ancora acquisita a livello collettivo... e come spesso succede, partono anche da interessi personali, amatoriali. Non dimenticando un frammento importante, quale l'inserimento di culture cibernetiche, in primis nel campo musicale, tramite un bagaglio letterario e cinematografico, senza dubbio esaltanti ma anche di avvisi premonitori. Se questo discorso lo colleghiamo ad un Internet embrionale quale una finestra aperta, alle libertà di pensiero ed a nuovi spazi creativi, fra le viscere algebriche dei servers appena formattati apparivano i segnali dello sconvolgimento globale. Il punto cardine è stato il l'ipertesto HTML, l'archetipo linguistico predisposto al multimediale diretto ...in arrivo (grafica, video, sound...) Il primo browser Mosaic (azzeccato il nome...) ovvero le fondamenta di Netscape Navigator, conducevano ad un telematico farwest, ideale per la struttura semantica di nuova generazione, ovvero Web 1.0 (allora ancora chiamato “statico”) Aveva colto alla sprovvista molteplici contesti, si avvertiva persino l'imbarazzo di molta editoria da un evento così anticipatore. Difatti qualcosa scricchiolava nei meccanismi relativi al controllo, per come affrontarlo e come gestirlo. La reazione è stata piuttosto rapida e come si poteva immaginare, con enorme interesse. Con le fasi successive, avvenute con modalità progressive, questo gigantesco “deserto” è apparso la simbiosi perfetta per la moltiplicazione di meccanismi assoluti e da questo punto parte il Web 2.0. Lo spazio creato con la forza superiore manovrata, oltre alle enormi possibilità e con le diversità contingenti del mezzo. Dal noto aforisma “la storia si ripete” , si estrapola una incredibile iperbole amplificata. Per inquadrare meglio il passaggio, avvenuto fra la fine del secolo scorso e con l'inizio del ventunesimo, dal protocollo digitale ISDN alle connessioni DSL (In Italia la tecnologia ADSL è in uso dal 1º gennaio 2000...) e di fibre ottiche, qui dominano i numeri, quelli di un implacabile calendario. E nell'arco di dieci anni in pratica tutto ha già toccato se stesso, la copia della copia, l' “alias” fantasma della rete stessa.
Alessandro Camanini


lunedì 16 luglio 2012

"CERCARE A  TENTONI DEI MOMENTI DI CONTATTO CON LA POESIA"

Andrej Tarkovskij






RIPRENDIAMOCELA INTERA 
Dialogo tra Amina e Arthur

Quale è il problema?

E’ un problema di fondo, (fondo del barile) è indispensabile cambiare i vecchi circuiti culturali veicolati dal mercato industriale. Il mercato esige mele tutte uguali, piu’ o meno con odori e coloranti collaudati, se una mela è di dimensioni diverse o un pò “storta o gobba” e ha un viraggio cromatico complesso, che potrebbe comportare uno sforzo percettivo, cade in una scelta inferiore o viene scartata, tecnicamente non corrisponde a uno stampo, magari ha un sapore eccezionalmente buono, è originale ed è piu’ sostanziosa delle altre  ma non è uguale alle altre. La standardizzazione è rassicurante.

Secondo te perchè si è arrivati a questo macello?

In sostanza la nostra vita è coordinata dalla paura. La fifa della miseria, della solitudine, dell’emarginazione, del giudizio, della morte e soprattutto della finanza. Quindi il mercato modulare, del cinema, oltre a quello dei cocomeri quadrati, ci ha disabilitato a pensare e pensarci al di fuori degli stampi, ci ha istruito per farci agire virtualmente come dei 740 prestampati, con una modestia disarmante, modestia intesa come limitatezza; una vita da codardi comandati dalla paura. Storicamente l'ultima grande paura, prima di quella attuale: la crisi economica,  è stata la criminalizzazione della diversità: annientata fisicamente sul finire degli anni settanta, con la galera, l’eroina, la televisione libera, la tortura delle radio private, le discoteche e i cocomeri quadrati.  Il cinema italiano in quel periodo s’è imbrigliato in un canone avverso alla complessità, e non è piu’ tornato indietro se non sporadicamente e marginalmente. Tutto modulare, una recita fasulla che ha orrore della poesia e ripudia l’epica. Il cinema italiano dagli anni ottanta in poi è in sostanza prosa di bassa lega che tratta anche temi d’attualità scottante ma in forma convenzionale e rassicurante, ogni film è uguale all’altro, cambiano solo, a volte, ma di poco, alcuni contenuti.  

Cosa proponete voi del terzocinema?

Il terzo cinema propone di ripredercela tutta...

Riprendere che cosa?

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera, 
riprendiamoci la vita, 
la terra, la luna e l’abbondanza! 






sabato 14 luglio 2012


Sicilia! - Straub-Huillet - L'arrotino


W PEDRO!
INTERVISTA A PEDRO COSTA

L'INDIZIO DELLA CATASTROFE
Questo straordinario documento illumina l'inizio di quel processo di totale merdificazione hollywoodiana della cinematografia mondiale ad opera di chi aveva e ha in mano il potere della comunicazione mediatica: giurie, presidenti, critici e pubblico. E' la fine del cinema epico, poetico e l'esaltazione del cinema prosaico, ideologico, quello del percorso facilitato alla comprensione del vuoto. Purtroppo la situazione oggi è ancora più grave di allora e un Glauber Rocha non sarebbe nemmeno più ammesso alle preselezioni di qualsiasi festival Italiano e probabilmente Europeo. 


Dopo Srebrenica

"Smettetela di urlare! Vi sentiranno in tutto il mondo!"
Di Andrea Oskar Rossini - Osservatorio dei Balcani e Caucaso 
La storia della cittadina simbolo della pulizia etnica e della violenza razzista in Europa, 10 anni dopo la strage del luglio 1995. Un documentario a ritroso sula strada da Tuzla, dove le donne sopravvissute conducono la battaglia per la ricerca degli scomparsi, a Potočari - sede dell'ex comando delle forze di pace internazionali - fino a Srebrenica. Un documentario di Andrea Rossini [Bosnia Erzegovina, 2005]



http://www.youtube.com/watch?v=iaHLGXSJKoo&feature=relmfu

VUOTI A RENDERE di Rodolfo Bisatti

Io e Pappo eravamo soliti incontrarci per caso, ogni sera, nel quartiere periferico della città, il nostro. Camminavamo per ore fino ad oltrepassare la soglia che divide la notte dal giorno, bucando, con i nostri corpi e le molte parole, la nebbia che vestiva di grigio opalescente la strada, i campi e le case.
Una sera Pappo mi racconto’ questa storia, la sua.

Arthur Frame

Pappo and I were used to meet each other by accident, in the evening, in the heavy grey suburban quarter of the city that was ours. We used to walk for hours passing through the door that divides the day from the night and usually our bodies and words used to made holes in the ashy opalescent fog that dressed the street, the fields and the houses.
One evening Pappo decided to tell me this story that was his story.

giovedì 12 luglio 2012


Augusto Tretti e la Resistenza "in quel momento c'è stata l'unità nazionale!"


LA BRIGATA LOLLI
"...dato che tutti gli altri posti erano gia' occupati,
ci siamo seduti dalla parte del torto".
Bertolt Brecht

mercoledì 11 luglio 2012

LETTERE DALLA CHIRGHISIA
di Silvano Agosti

ALLA FINE DEL CINEMA MUTO
di Claudio Lolli


ICONOSTASI
Pensiero e Opera di Gigi Carron 1926 - 2006

« Migliaia di mistici di tutti i tempi hanno bussato con forze decuplicate alle finestre e alle porte del palazzo della scienza, e se non li lasceranno entrare con le buone, essi entreranno con le cattive, sfondando porte preziose sul loro cammino. » (Pavel Aleksandroviã Florenskij, Sul misticismo di M.M. Speranskij, 1906)

L'hypothèse cinéma?


mercoledì 4 luglio 2012

martedì 3 luglio 2012


Hare Krishna 1967


Teatro delle Ariette


Vent’anni interminabili di oblio.
Vent’anni interminabili di oblio. Bisognerà aspettare la fine degli anni novanta perchè internet sputi a singhiozzo il passato nella tazza lucida della storia, per vomitare finalmente il midollo triturato di un’epoca. Dal 78 all’98 il vuoto pneumatico. Non c’era più nulla, nessuno sapeva che fine avessero fatto i protagonisti della cultura dei movimenti studenteschi e operai degli anni settanta. Artisti, gruppi musicali, autori, inghiottiti nelle sabbie mobili del riflusso. Nemmeno fievoli echi nel vuoto: non un articolo, una scritta, un file, nulla! Lolli, Rocchi, Area... scomparsi!   Una frattura alla spina dorsale di un’Epoca. La tecnologia e l’inventiva nell’applicarla hanno accorciato questa distanza, in parte colmato questa assenza: gettato un ponte tra passato e futuro affinchè il presente non fosse in eterno quella lunga ripulita giornata passata nell’orfanotrofio dorato che era la città degli anni ottanta. Internet ristabilisce la connessione tra generazioni, consente la possibilità di riagganciare la deriva, di livellare il centro alla periferia. Molta zavorra è stata gettata o s’è persa; la massa in più, ideologica, pedante e pesante s’è disciolta. I relitti di una dottrina mai assimilata, mai esaminata, mai contestata, mai digerita non tornano a galla. L’epoca è cenere e ossa. Quella dell’analisi doverosa del fallimento del comunismo è una battaglia persa, troppi scheletri negli armadi, troppe responsabilità, occultamenti, ipocrisie e menzogne. Gli anni di piombo sono stati atroci, si stava male, si soffriva, c’erano lacerazioni, collusioni, porcherie ovunque, non vi era assolutamente nulla di rivoluzionario. Noi, di Area Creativa, abbiamo difeso con i pugni e con i denti uno spazio di pluralismo e di democrazia, eravamo tacciati di essere degli artisti non schierati. Nonostante fossimo ragazzini, abbiamo occupato l’ Istituto Statale d’Arte e per tre settimane abbiamo aperto le porte affinchè tutta la città potesse vedere cio’ che eravamo riusciti a fare, invitando tutti i trecentocinquanta studenti, indipendentemente dal loro stigma politico e dalla loro appartenenza sociale, ad esporrre le loro opere. Eravamo nel 1978.  Eppure qualcosa dell’Epoca s’è salvato, il DNA della vita stessa. Certo la ferita dei cosidetti giovani di oggi vecchi di trent’anni (l’età media s’è allungata), è profonda. Sciroccati da una solitudine pneumocatodica, dal culto del corpo e dell’apparire, quando poi ostentano mescolanze e contaminazioni che non sentono intimamente, risultano impacciati e imbarazzanti, quando scimmiottano le mamme e persino i nonni passando con disinvoltura da Vogue ai memorials di Lotta Continua (per noi un giornaletto di centro sinistra) o del “Male”.  Eppure qualcosa si sta muovendo; una corrente elettrica sta attraversando più che il tempo, lo spazio. Timorosa, flebile, irresistente energia a bassa frequenza. La rete ti consente di connetterti con la stessa facilità con cui ci si puo’ sconnettere, ma la rete è solo il diagramma di un flusso che sta praticamente emergendo.
A.F.

lunedì 2 luglio 2012

Non siamo un’agenzia pubblicitaria, siamo una rete di artigiani e facilitatori della comunicazione e dell’etica d’impresa: interveniamo sulla filiera per accorciarla, facilitiamo processi di reciproco scambio e la rendiamo quindi anche “filiera colta”.
http://www.facebook.com/retesmarketing

Manicomio? No Grazie!


domenica 1 luglio 2012













CREAZIONE DEL CENTRO DI DISTRIBUZIONE AUDIOVISIVA TERRITORIALE

L’alternativa ai festival competitivi è la creazione di un’unica rassegna cinematografica permanente che consenta la riattivazione di molte sale urbane centrali e decentrate che convengano a una ampia circuitazione dei contenuti audiovisivi: film, documentari, reportage, opere sperimentali, dirette di eventi ecc. I finanziamenti pubblici e privati, destinati ai singoli festival e alle giurie e quant’altro, dovrebbero essere totalmente riconvertiti in questa rete distributiva democratica, riorganizzata in modo cooperativo/associativo/aziendale  e il personale preso a prestito o contrattualizzato per un evento, tecnici, studiosi ed esperti...  dovrebbe essere assunto a tempo pieno. Cio’ consentirebbe un rilancio del cinema territoriale, nazionale ed europeo, con una finestra permanente aperta a tutte le produzioni internazionali. Il costo del biglietto dovrebbe essere abbassato a 2 euro, grazie anche all’apparato tecnologico e alla riconversione del finanziamento pubblico. Il rilancio della sala come luogo universale di aggregazione sociale e culturale consentirebbe a molte città di trasformarsi da dormitori silenti, in cui i cinema  superstiti cedono il posto ai supermercati, in cittedelle della cultura audiovisiva, potenziando anche l’indotto editoriale, relazionale e reticolare legato alla cinematografia contemporanea e ai suoi derivati (mediateche, videoteche,  scuole, università, centri di aggregazione ludica e intellettuale.) Nessuna censura preventiva o discriminazione quindi ma censimento delle opere, vetrina espositiva ma anche e soprattutto condivisione della conoscenza. Una struttura organizzativa consorziale e scientifica di tale portata già esiste per altri campi del sapere e dell’apprendimento e si basa sul concetto cardine che l’offerta culturale ai cittadini è un bene primario e irrinunciabile per lo sviluppo di una democrazia reale.

Arthur Frame – terzocinema – luglio 2012